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giovedì 5 febbraio 2026

6 febbraio 2026 Le olimpiadi a Milano, tra il sogno sportivo e la realtà distopica, il terzo capitolo, dopo Fiera, Expo2015 degli "arieti" del cemento

 Il grande giorno è arrivato, eppure, da 20 kilometri dalla madonnina, non si sente tutto questo spirito olimpico; certo la congiuntura internazionale, tre anni di inflazione e di mal governo, non portano a entusiamo. 

Molti scoprono ora quali saranno i siti olimpici allestiti di gran fretta; capitolo a parte meritano le opere cantierizzate e che saranno ultimate solo dopo le olimpiadi.

Il muro della tregua, e le firme, rimangono il momento più significativo fino ad oggi.

Il docufilm, il grande gioco, sulle attività del comitato insostenibili olimpiadi, ha già riscosso un buon successo, con una sesantina di proiezioni, da 30 persone a 300.

 


presentazione de Il Grande Gioco, in biblioteca a Baggio 
 

presentazione nell'auditorium di Radiopopolare

presentazione in sede Verdi Europa Verde Lombardia
 

Intervento di Gilberto Rossi, in biblioteca a Baggio

per rimanere in tema di cemento, una bella iniziativa a castano primo

assemblea popolare in università

intervento di Gilberto Rossi, assemblea popolare in università


Per contestualizzare

una domanda a Elena Grandi, presenti Cucchiara e Gorini, durante l'assemblea dei verdi di Milano, in merito alla posizione politica dei Verdi sul salvamilano, le scelte urbanistiche e su incarichi e pluriincarichi.






giovedì 2 ottobre 2025

giovedì 25 luglio 2024

25 luglio 1943 - 2024 81 anni dalla caduta del fascismo. storia

 25 luglio 1943, Mussolini è messo in minoranza nel gran consiglio del fascismo con l'odg Grandi. E' la fine del fascismo, per l'occasione la famiglia Cervi, organizza una pastasciutta semplice in piazza per festeggiare l'evento.


film 

I sette fratelli Cervi erano contadini e antifascisti, fucilati dai repubblichini a Reggio Emilia il 28 dicembre 1943 per la loro attività partigiana e perciò decorati di Medaglia d'argento al Valor Militare “alla memoria”: originari di Campegine, si chiamavano Gelindo (nato il 7 agosto 1901), Antenore (30 marzo 1904), Aldo (9 febbraio 1909), Ferdinando (19 aprile 1911), Agostino (11 gennaio 1916), Ovidio (13 marzo 1918) ed Ettore (2 giugno 1921).

Figli di Alcide (1875-1970) e di Genoeffa Cocconi (1876-1944), erano cresciuti in una famiglia cattolica (il padre fu iscritto ai giovani dell'ACI e al Partito Popolare), i cui valori democratici si tradussero in immediata opposizione al fascismo.

La loro vicenda è una delle più emblematiche della Resistenza ed è nota a livello internazionale[


un documentario


il mio saluto alla presentazione del documentario 


e in musica (con un ricordo particolare per Damiano "Gnappo")



un saluto di Adelmo Cervi qualche anno fa a Magenta



martedì 27 febbraio 2024

Milano. Quasi un diario. Lunedì 26 febbraio 2024

 Milano, città metropolitana per legge, dalla DelRio del 2013, a provincia col suo centro, ambito e distante, una passeggiata notturna sotto la pioggia, dalla stazione ferroviaria di Corbetta ad Ossona, dove un secolo fa, il gamba de Legn era non solo un mezzo di trasporto, ma anche promotore economico, fino a 10 anni fa, con atm e atinom, prima di movibus, il servizio pubblico era più capillare, ora, dopo le 20, gambe in spalla e camminare. Sarà forse questo il motivo del suo continuo pedalare? (pensava il poeta, vedendo il Gibo sfrecciare in bici ed urlare: "scrivimi, scrivimi che il treno non aspetta! , a chi, chiede sempre consigli e informazioni).

Quasi un diario, il consiglio comunale meneghino, deve ancora discutere la mozione per attribuire al giornalista Julian Assange, la cittadinanza onororaria, esserci, è un dovere, anche per dimostrar solidarietà al Maestro d'ecologia e Professor di Matematica, prestato alla politica, Ingegner Monguzzi Carlo, dopo la pugnalata alle spalle dei due scudieri di Grandi Elena, che gli han maltolto il ruolo di Capogruppo verde.

Una finzione che la prassi smentisce, il buon Monguzzi, vero sindaco di Lombardia, Milano sarebbe riduttivo, apre le danze ed espone al consiglio temi e dilemmi, che gli altri consiglieri dovranno svolgere e approfondire, dalla censura dei dati di ingresso in Ecopass, ora detto areaC, che se non cambiano i nomi, son mica contenti, e della nociva aria cittadina.

Ma della messa a Don Giussani volevo scrivervi e già divago, un giusto accenno all'unica politica ambientale comunale e regionale, la Pioggia! Il suo celeste tintinnio, nelle luci cittadine e nel riflesso delle vetrine.

Parlino le foto, che di scrivere è fin troppo facile e noto. 

Una passeggiata dal Castello 


La sala della massima assise cittadina 

Carlo e Ambrogio a difendere i milanesi 

Una piccola/grande opportunità di democrazia, la possibilità di seguire i lavori consiliari in diretta sul web 


Due passi in galleria 





Alle 18, la coda per "la messa di CL" dice la sicurezza 


In quaresima, in attesa della Pasqua, uova come opere d'arte, sempre in Galleria 


Il motivo della pioggia, quasi tutta la Giunta, presente in aula 

Un selfie provato per dimostrar che è un lavoro mica da ridere, sopratutto quando si han consiglieri catapultati, come l'imbarazzante replica alla DRI domanda risposta immediata sui ragazzi multati 











 






Il ritorno, a volte un odissea, e senza bici, c'è solo da camminare. 
Una buona lettura 




lunedì 26 febbraio 2024

Barbero. In 3000 per un pomeriggio di storia e cultura

La prassi si fa teoria. 
A quelli che: che noia la cultura, la domenica il divano, al massimo lo stadio e il centro commerciale. 
In più di 3000 han risposto alla proposta del Leo con il prof Alessandro Barbero.  
Chi non c'era, ha guardato lo streaming mentre cenava e come film della domenica sera. 
Nel mio piccolo, ho trovato una risposta alla selvaggia guerra che dal 2009 le componenti reazionarie fasciste hanno contro di me e alla loro alleanza con la criminalità organizza dal 2015. (min. 57 in poi) 
Il sapere, la storia, sono lenti per comprendere il presente e progettare il futuro. 
Qua, ringraziando le sorelle e i fratelli del Leoncavallo per il video, potete rivedere la "lezione magistrale".






mercoledì 27 dicembre 2023

Di campagna, resistenza e storia. Calvino intervista Alcide Cervi


"I sette fratelli" 

di ITALO CALVINO 
Articolo su "l'Unità" il 27 dicembre 1953

I sette fratelli Cervi: Gelindo, Antenore, Aldo, Ferdinando, Agostino, Ovidio, Ettore, il primo di quarantadue anni, l'ultimo di ventidue; fittavoli d'una fattoria emiliana, furono fucilati il mattino del 28 dicembre 1943, al tiro a segno di Reggio Emilia, da un plotone d'esecuzione fascista. 
Al ricordo di questo fatto, certamente uno tra i più tragici della nostra lotta di liberazione, la commozione si appunta su quel numero di sette, sulla tremenda strage familiare, sul dolore di quella madre e di quel padre. Ma non vorremmo che in questo primo spontaneo moto dell'animo si esaurisse la traccia lasciata dal sacrificio dei Cervi, cioè che si trascurasse soverchiati dalla pietà e dall'esecrazione, di conoscere chi realmente furono quei sette fratelli. 
Ecco a pochi chilometri da Reggio, tra Campegine e Gattatico, il fondo di Fraticello. Una vasta casa colonica, tra verdi preti da foraggi era ed è la casa dei cervi. Ci vivono ora le quattro vedove e gli undici figli dei Cervi; la vecchia famiglia patriarcale è unita oggi come allora, intorno ad Alcide Cervi, il vecchio Cide, il padre dei sette e intorno alla memoria dei fucilati e della madre, morta di dolore poco dopo. 
Quando i Cervi presero in affitto questo fondo, nel 1934, erano una povera famiglia di Campegine, carica di debiti, di bocche da sfamare, con poche bestie; e questo era un terreno poco produttivo, accidentato e pieno di dislivelli. Ma i sette fratelli avevano braccia forti ed idee in testa. Per prima cosa decisero di spianare tutta la campagna. Si misero con dei vagoncini di quelli dei lavori stradali, a caricare terra a trasportarla e distribuirla per il podere. Anche dopo il tramonto i vicini li vedevano andare avanti e indietro con quei carrelli, un po' li prendevano in giro. Il livellamento dei terreni non era ancora diventato pratica comune, allora; i Cervi furono i primi. Appianato, percorso da canali di irrigazione, il loro fondo cambiò faccia in poche stagioni. 
"Teste nuove" erano considerati i Cervi nei dintorni; cioè gente che viene fuori ogni momento con qualche idea mai sentita, come quella stalla modello, quell'abbeveratoio razionale, cose imparate sui libri; però la fattoria dei Cervi con tutte quelle idee nuove e tutte quelle schiene sempre al lavoro prosperava di bene in meglio, e l'allevamento di bestiame che misero su in pochi anni faceva invidia a tutti. A casa Cervi i contadini dei dintorni ci capitavano sovente, sempre diffidenti e pronti a criticare ma pur sempre curiosi, e pronti ad imparare quando vedevano che c'era del buono. Frequentarli troppo poteva anche essere pericoloso, perché i Cervi erano "rossi" e non facevano mistero con nessuno della loro avversione per duce, fascio, impero e tutto il resto, ma anche nella previsione degli avvenimenti politici (e, quindi anche dei prezzi dei prodotti e dei concimi e delle merci) pareva impossibile ci azzeccassero sempre. Segno che quella loro mania di leggere i libri, alla sera invece di andare all'osteria, o ai balli, piantati coi pugni sulle tempie a cavarsi gli occhi tutti e sette intorno a un tavolo, qualcosa serviva. 
Erano una famiglia fuori dal comune; che i sette fratelli fossero così uniti e in buon accordo era già un fatto fuor dall'ordinario. E ancor più che quest'accordo non si basasse su una disciplina rigida come nelle famiglie patriarcali di campagna simili alla loro (poche ormai ne restavano). Gelindo, il fratello maggiore, era quello che aveva più autorità, ancor più del padre; ma i Cervi erano come una repubblica, e prima di decidere qualcosa ne discutevano tutti insieme, e ognuno diceva la sua, il padre e la madre insieme ai figli, come due di loro. 
La coscienza politica era stato Aldo a portarla in famiglia. Aldo da soldato era stato condannato a tre anni di Gaeta, per aver obbedito troppo fedelmente alla consegna. Era di sentinella ad una polveriera, e aveva fatto fuoco verso un'ombra che non aveva risposto al "chi va là"; quell'ombra era di un tenente colonnello che restò ferito ad un dito e lo mandò sotto processo. A Gaeta come in ogni carcere d'Italia, a quel tempo era facile incontrare i comunisti, e Aldo li incontrò. Passò anche per lui "l'Università del carcere"; lesse molti libri, discusse di storia, d'economia, di politica. Tornò a casa, amnistiato, dopo due anni con in testa un sistema di idee ben preciso. Con i fratelli gli fu facile continuare le discussioni del carcere, e procurarsi libri per approfondire i problemi. L'unione tra fratelli diventò anche un'unione tra compagni; e anche il padre - che pure un tempo votava per il Partito Popolare - li seguì nelle nuove idee. 
Studiavano la storia d'Italia in cinque grossi volumi d'un popolare testo illustrato; e leggevano Gorki e Anatole France, ma anche Dante e Omero e Virgilio. E' la figlia di Antenore una ragazza di diciannove anni che mi mostra i libri del padre e degli zii. 
Sto aspettando il vecchio Cide che non è in casa; è a Reggio a una riunione della cooperativa. "E' sempre in movimento il vecchio - si lamentano le nuore, - a settantasei anni suonati, con qualsiasi tempo, in autobus, a piedi, in bici, al Consiglio comunale, alla cooperativa, o per la campagna…" 
Aspettando la Irnes, la vedova di Agostino, mi guida nel tinello che raccoglie i pochi cimeli di quelle vite, i mobili che costruiva Antenore, provetto falegname, i diplomi vinti nelle esposizioni agricole, i libri, le fotografie… Ecco i loro sette volti, magri, ostinati, seri. 
Su una delle credenze fatte da Antenore troneggia un mappamondo. Era stato Aldo a comprarlo, il giorno che era andato a Reggio a prendere il trattore. Era un gran giorno per la famiglia; l'azienda andava bene, erano riusciti finalmente a comprarsi un trattore, e Aldo tornò guidando la macchina nuova fiammante, con a bordo quel mappamondo anch'esso nuovo nuovo. 
Dopo l'8 settembre casa Cervi diventò un rifugio di soldati sbandati e di prigionieri stranieri fuggiaschi. Ci passarono un centinaio di persone in quei mesi, sovietici, inglesi, un aviatore americano, un tedesco disertore. 
L'attività partigiana era agli inizi. Di squadre di pianura non ne esistevano ancora, furono i Cervi ad avere la prima idea. Era Aldo, il più impegnato nella lotta, andò in montagna con una delle prime bande, ai piedi del monte Ventasso, e Agostino col cavallo faceva il trasporto d'armi. Dopo aver disarmato il presidio fascista di Toano, la formazione, isolata e priva di rifornimenti, dovette sciogliersi. Aldo scese a casa e animò le azioni di pianura, il disarmo del presidio di S. Martino in Rio, l'abbattimento di un pilone per l'alta tensione per le fabbriche militari di Reggio, e girava per i paesi trasportando bombe a mano nella cesta delle verdure, eludendo con astuzia contadina le perquisizioni degli sbirri. Che la fattoria fosse un luogo segnalato e pericoloso, era ormai chiaro. Quel via via di fuggiaschi stranieri non poteva non dare nell'occhio. Aldo, che s'era votato nella lotta anima e corpo, non voleva che i fratelli s'esponessero; c'era la campagna da mandare avanti; a far la guerra ai tedeschi e ai fascisti pensava lui, ed era pronto a pagare di persona. Ma era un momento in cui sistemare in un altro posto quei sovietici e quegli inglesi che dormivano nella loro stalla, era un affar serio. Chi se li sarebbe presi, col rischio di farsi bruciare le case dai tedeschi? 
Alla fattoria la notte si montava la guardia, fino all'alba. Ma il 25 novembre la guardia era appena smontata, perché era gia chiaro. I fascisti arrivarono a piedi, facendo un gran giro per i campi, con uno spiegamento di forze come dovessero circondare un paese. Quando i Cervi, le donne e i prigionieri sentirono i primi spari, la fattoria era già circondata. Credevano di poter resistere e cominciarono a rispondere dalle finestre con qualche bomba a mano e qualche raffica d'una mitragliatrice che presto s'inceppò. I fascisti diedero fuoco ad un'ala della casa. Il capitano Pilati intimò la resa. Non c'era scampo, i fascisti erano troppi, la casa bruciava. I Cervi uscirono a mani alzate. Furono portati a Reggio, al carcere dei Servi, i sette figli e il padre. 
Negli interrogatori Aldo prese su di sé tutte le responsabilità: "Io solo sapevo dei prigionieri, venivano di notte, li facevo entrare io e al mattino se ne andavano; i miei fratelli non sospettavano di niente". Il suo calcolo era quello di salvare i familiari, d'essere fucilato lui solo. 
Intanto c'era sempre la speranza di riuscire tutti a scappare, perché tenere in prigione sette, anzi otto tipi della razza dei Cervi non era facile. La serie di tentativi di evasione falliti è troppo lunga da raccontare. Prima con un cucchiaio, poi con un mattone, poi con la connivenza di un secondino, poi collegati ai partigiani che dovevano assaltare la prigione… L'ultimo tentativo era predisposto per il 30 dicembre, quando una parte delle guardie sarebbe stata in licenza per il capodanno. Ma il 27 dicembre. in un'azione partigiana, venne giustiziato il segretario del fascio di Bagnolo in Piano; a notte si riunì il Tribunale Speciale di Reggio; il 28 mattina i sette fratelli insieme al giovane Quarto Cimurri, un disertore dell'esercito repubblichino che era tra i rifugiati nella loro fattoria, furono passati per le armi. Morirono da "cinici" dissero i fascisti; il che in bocca al nemico, è quanto dire:"da eroi". 
Ecco l'ala della casa che bruciò quella notte, ecco la finestra da cui i Cervi risposero agli spari, ecco la stalla in cui si nascondevano i fuggiaschi… . E in quella stalla, appena arrivato di città, mentre senza neppur cambiarsi d'abito ha già afferrato il forcone e rivolta un mucchio di fieno, incontro il vecchio Cide. E' un ometto basso, nodoso, di parola calorosa e pronta. 
"I miei figli? - dice - scrivete questo; che dire uno era come dire sette, e dire sette era come dire uno". 
Vorrei dirgli che sotto i suoi occhi, in questa casa, sono avvenuti fatti di importanza storica enorme; lo sviluppo politico e culturale e tecnico d'una avanguardia contadina in pieno fascismo, la nascita di un nucleo di fraternità internazionale in piena guerra, le prime esperienze di nuove forme di lotta partigiana che dovevano poco dopo propagarsi a tutta l'Italia occupata. Ma forse il vecchio Cide non mi intenderebbe. E' una storia familiare, questa, per lui; è un lutto familiare il suo, come quello di tanti che hanno perduto i figli in guerra. Ma tra le vicende che studiavano i suoi figli la sera coi pugni sulle tempie intorno al tavolo nei volumi della vecchia storia d'Italia, questa storia familiare deve trovare il suo posto. 

giovedì 15 giugno 2023

La Terra della Vita - L'estate della Diossina Inochi No Chikyuu - Dioxin No Natsu いのちの地球 ダイオキシンの夏

A quanto pare in Giappone, conoscono più che in Italia, quel che è successo il 10 luglio 1976 a Seveso (Milano). Grazie a un film d'animazione.

Non ero ancora nato, come sempre, da "giovane ecologista" e "curioso dei libri", nei primi anni di ecoattivismo, mi regalarono libri, spesso autoprodotti o opuscoli, per conoscere la storia di Seveso, come potete immaginare, tra Università, comitati e associazioni ambientaliste, sono sempre di corsa, e, da bibliotecario, quello mi è rimasto, conservo tutti i libri e opuscoli, ma preso appunto dal quotidiano, e dai mille impegni, non ho mai approfondito, ora, in occasione della mobilitazione contro la pedemontana che potrebbe far riemergere la diossina nei terreni sepolta, ritengo condividere con tutti voi, soprattutto i più giovani, quello che fu quella tragedia e, lì, ci sono tutte le risposte a chi ci chiede perchè siamo ecologisti.

Due settimane fa, mi sono arrivati inviti per una proiezione, poi, purtroppo lontano, non son riuscito a vedere il film; mi va di parlarvene e lancio il grido nel web, se qualcuno trovasse il video, mi piacerebbe vederlo e magari proiettarlo per un cineforum.

Cosi dal web; sotto, riporto anche foto trovate on line e un articolo. 

Attraverso le esperienze personali di un gruppo di ragazzini undicenni il film ricostruisce, in maniera molto fedele alla realtà, gli eventi che portarono al Disastro di Seveso del 10 luglio 1976, quando un incidente nella fabbrica di prodotti chimici ICMESA, di proprietà della multinazionale Hoffmann-La Roche, provocò la fuoriuscita di una grande quantità di diossina, avvelenando una vasta area della pianura lombarda e provocando un disastro ambientale tra i più gravi della storia.

Estate 1976: Giulia Bianchi, Maria, Enrico, Lucio e Angelo sono un gruppo di amici che vivono e studiano nella cittadina lombarda di Seveso, non lontano da Milano.

Le loro vite, tranquillamente divise tra la scuola, i giochi e il divertimento, vengono sconvolte il 10 luglio, il giorno del compleanno di Giulia, quando dallo stabilimento chimico della ICMESA, nel vicino paese di Meda, il collasso di un reattore innesca la fuoriuscita di una misteriosa e minacciosa nube che propagandosi alla vicina Seveso provoca la caduta a terra di una strana coltre di polvere bianca, fastidiosa per la testa e per gli occhi.

Nel giro di una notte la polvere scompare e la nuvola si dirada, e la multinazionale "Hoffmann-La Roche", proprietaria dello stabilimento, annuncia pubblicamente che a seguito dell'incidente nell'aria si sarebbe propagata una grande quantità di triclorofenolo, fastidioso e irritante al contatto ma comunque sostanzialmente innocuo per l'Uomo: così, per giorni, gli abitanti di Seveso seguitano a proseguire le loro vite come se nulla fosse, vivendo all'aperto, frequentando la piscina e mangiando i prodotti dei propri orti.

Ben presto, però, la situazione precipita: gli animali domestici e selvatici iniziano a morire in massa, e alcune persone, soprattutto anziani, cominciano ad ammalarsi senza apparente causa.

Nel tentativo di spiegare il perché di quanto sta accadendo, Giulia e i suoi amici, affiancati dal giornalista giapponese Shiro Ando, iniziano a condurre una propria personale investigazione, che grazie anche alla testimonianza di un operaio della ICMESA, agli studi condotti da un perito chimico di Milano e all'appoggio indiretto del padre di Enrico, il sindaco di Seveso, porta alla luce una terribile verità: la nube propagatasi su Seveso e i comuni vicini era sì composta da triclorofenolo, ma a causa dell'elevata temperatura raggiunta dal composto all'interno del reattore il triclorofenolo si era parzialmente trasformato in qualcosa di infinitamente più pericoloso: la diossina.

Messa di fronte alla verità, la "La Roche" è costretta a riconoscere la vera portata del disastro, e gran parte di Seveso viene evacuata, ma ormai è troppo tardi: molti abitanti, esposti per lungo tempo alla diossina, iniziano ad accusare gravi problemi fisici, mentre il terreno delle zone in cui la polvere era caduta con maggior vigore si scopre talmente contaminato da risultare ormai irrecuperabile.

Come se non bastasse, la comunità scientifica rivela che la diossina, oltre ad essere potenzialmente cancerogena, rappresenta un grave rischio per le donne in gravidanza: l'agente chimico è infatti sospettato di provocare malformazioni nei feti, al punto che il governo italiano è costretto, in via eccezionale, ad autorizzare la pratica dell'aborto (a quell'epoca ancora proibito in Italia) per evitare a molti futuri genitori residenti nei comuni colpiti di avere un figlio deforme o affetto da demenza.

Il prezzo più alto, però, lo pagheranno Maria e Marco, il fratellino di Giulia, sfigurati come molti altri dalla cloracne provocata dalla prolungata esposizione all'agente chimico. Giulia e la sua famiglia, costretti a lasciare la propria casa, vengono ospitati assieme ad altri sfollati negli alberghi di Milano, dove grazie al lavoro di Ando faranno ben presto un'altra, sconvolgente scoperta: non solo il lavoro del giornalista porta alla luce gravi inadempienze da parte della "La Roche", che avrebbe volutamente aggirato le norme di sicurezza per risparmiare sui costi dell'impianto, ma dimostra anche come gli alti dirigenti della multinazionale fossero a conoscenza della reale gravità dell'incidente fin da subito dopo il disastro, ma abbiano volutamente deciso di non dare l'allarme per tentare di evitare conseguenze legali.

Durante una conferenza stampa organizzata dalla multinazionale, Ando, Giulia e gli altri ragazzi sbattono tutte queste prove in faccia ai dirigenti, spiazzandoli e svergognandoli al punto da spingere questi ultimi a ordinare alle guardie di sicurezza di sbatterli fuori dalla sala, ma ormai la reputazione della "La Roche" è compromessa, e le sue colpe di dominio pubblico.

Di lì a breve Anna, la sorella di Giulia, che aveva deciso di non abortire pur conoscendo i rischi per il feto, partorirà una splendida e sana bambina, ma di contro Maria e la sua famiglia decideranno di lasciare Seveso, mentre l'anziana signora Sonia, la migliore amica della famiglia Bianchi, se ne andrà prematuramente, uccisa dagli effetti letali della diossina.


Giuliana "Giulia" Bianchi

La protagonista virtuale della vicenda, ha undici anni ed è la secondogenita della famiglia Bianchi. Vive nella Zona A, e nei giorni immediatamente successivi all'incidente convincerà il resto del gruppo ad organizzare una propria personale indagine che, grazie all'aiuto di Shiro Ando, porterà alla luce la vere dimensioni del disastro dell'ICMESA e i segreti criminali nascosti dalla "La Roche".

Lucio

Il leader virtuale del gruppo di amici, battagliero e irruento. Vive nella Zona A. Suo fratello maggiore, Tonio, è il veterinario di Seveso, oltre che il marito di Anna, la sorella di Giulia. Eccelle nell'atletica.

Maria

L'altro membro femminile del gruppo, all'interno del quale sembra, all'apparenza, la più benestante. Vive nella Zona B, quindi la sua famiglia non viene inizialmente coinvolta nell'evacuazione. Il suo cane Leo sarà una delle tante vittime della diossina, e lei stessa in un secondo tempo, come molte altre persone, contrarrà la cloracne, una grave lesione della pelle provocata dall'effetto cancerogeno della diossina. Chiusasi in camera per la vergogna, riuscirà a ritrovare il sorriso grazie ai suoi amici, ma poco dopo l'incidente la sua famiglia deciderà di lasciare Seveso e stabilirsi a Milano.

Enrico

Il membro più maturo del gruppo, è il figlio del sindaco di Seveso. Grazie ai discorsi origliati tra il padre e i dirigenti dell'ICMESA è il primo a intravedere le vere dimensioni del disastro ambientale abbattutosi sul paese. Inizialmente ostile al padre, che accusa di non aver dato preventivamente l'allarme lasciando gli abitanti del paese in balia della diossina, dopo un colloquio chiarificatore ritroverà la fiducia in lui e le divergenze si appianeranno. Vive nella Zona R.

Angelo

Il quinto membro del gruppo, vive nella Zona R. All'inizio non sembra prendere troppo sul serio la minaccia costituita dall'incidente dell'ICMESA, ma sarà costretto a ricredersi quando assisterà impotente alla morte di Leo e a tutto quanto ne seguirà. Apparentemente innamorato di Maria, dopo che l'amica si ammalerà di cloracne riuscirà a farle ritrovare sorriso e speranza durante la conferenza stampa indetta dalla "La Roche", prendendo di petto i vertici della multinazionale ed accusandoli a viso aperto di tutto quanto accaduto a Seveso.

Shiro Ando

Un giornalista che lavora presso l'edizione milanese di un giornale di Tokyo. All'inizio viene mandato a Seveso solo per stilare un breve articolo sull'accaduto, ma quando si rende conto della reale portata del disastro decide di andare contro le direttive dei superiori e restare al paese per condurre una vera inchiesta giornalistica. Le sue indagini, coadiuvate anche dall'aiuto del gruppo di ragazzi, saranno fondamentali nello svelare sia la responsabilità criminale della "La Roche" per la fuoriuscita tossica sia il successivo tentativo di insabbiamento da parte dei vertici della multinazionale.

Silvio

Il sindaco di Seveso, e padre di Enrico. A seguito del disastro, pur essendo stato messo al corrente del potenziale disastro ambientale provocato dall'incidente, decide (anche a causa delle informazioni volutamente vaghe fattegli pervenire dai vertici della "La Roche") di non ordinare l'evacuazione di Seveso, permettendo così alla diossina di contaminare e fare ammalare molti degli abitanti. Distrutto dal senso di colpa, quando il figlio e i suoi amici gli spiegano la reale portata del disastro si butta anima e corpo nel lavoro, nel tentativo estremo di salvare quanto resta della sua comunità.

Anna

La sorella maggiore di Giulia. È sposata con Tonio, il fratello di Lucio, e quando avviene l'incidente è incinta di due mesi. A seguito del disastro ambientale, e del successivo rischio contaminazione il governo italiano autorizza momentaneamente le donne di Seveso ad abortire, a causa dell'effetto potenzialmente mutagene e tossico che la diossina può avere sui feti in fase di sviluppo; la donna però, dopo molte esitazioni, deciderà di portare comunque a termine la gravidanza, riuscendo infine a dare vita ad una bambina apparentemente sana.

Signora Sonia

L'anziana vicina di casa di Anna, che si prende cura di lei durante la gravidanza. Subito dopo il disastro viene ricoverata in ospedale, ma a differenza di molte altre persone contaminate dalla diossina le sue condizioni, provate anche da un fisico appesantito dalla vecchiaia, continueranno a peggiorare, degenerando infine in una insufficienza epatica che in sei mesi la ucciderà.









l 10 luglio 1976 era un sabato caldo d’estate, ma all’ICMESA di Meda – industria chimica al confine con Seveso – le attività continuavano.

In origine sotto il gruppo svizzero Givaudan, passato allora da pochi anni sotto la holding  Hoffmann-La Roche, la fabbrica produceva essenze aromatiche ottenute sinteticamente, intermedi per l’industria cosmetica e farmaceutica. Profumi.

La produzione si amplia a partire dagli anni Settanta: nell’impianto destinato al 2,4,5 triclorofenolo (TCP) – composto tossico non infiammabile utilizzato come base per la produzione sintetica di disinfettanti e diserbanti – in genere non vanno superati, in lavorazione, i 150-160°. A temperature superiori si innesca la produzione di un’impurità, la 2,3,7,8 tetraclorodibenzo-p-diossina (TCDD),  comunemente nota come diossina, sostanza altamente tossica, con un elevato livello di persistenza e stabilità. Il reattore del triclorofenolo, il reattore A, si trova nel “capannone della vaniglia”, nell’edificio B. Ed è lì che attorno alle 12.37 del mattino del 10 luglio 1976 il disco di rottura della valvola di sicurezza del reattore cede a causa del raggiungimento anomalo della temperatura troppo elevata di circa 250°. La famosa nube bianca dei racconti di chi c’era – principalmente diossina e soda caustica – viene rilasciata dall’impianto dell’ICMESA. Inizia a diffondersi rapidamente per distillazione su tutta l’area circostante, portata da un vento insolito per la stagione, che soffia a una velocità di 5m/sec verso sud-est. Colpiti in misura maggiore i comuni di Seveso, Meda, Desio e Cesano Maderno. L’area contaminata sarà di oltre 1810 ettari.


giovedì 23 marzo 2023

Scali ferroviari. Oltre al danno la beffa e lo sberleffo

 Come è noto, fu uno dei temi più spinosi della legislatura regionale a guida di Roberto Maroni, il progetto arrivato in comune venne respinto dall'amministrazione Pisapia (forse questo uno dei motivi dell'abbandono momentaneo, visto il ritorno in Europa?), poi, con Sala, via libera.

Ripercorriamo ed elenchiamo una serie di iniziative, per approfondire il tema degli scali ferroviari, che, appunto, da rete ferrotranviaria e di proprietà pubblica, non si capisce perché sia stata privatizzata. 

Oggi, dalle pagine social del comune, pure lo sberleffo 


Dal 2016, I verdi ed ecologisti, portano l'attenzione e denunciano questa operazione come una ulterioriore privatizzazione. 
Come Verdi, presentiamo in città metropolitana, con la città dei comuni, una mozione per il futuro pubblico degli scali; viene presentata anche in vari comumi, tra cui Ossona. 
Un esito portentoso della mobilitazione, fa risorgere i verdi a Milano, dopo che Elena Grandi con metodi assai spregiudicati, riesce a demotivare i verdi, delegittimandoli, usando Fedrighini con una dichiarazione sul corriere a sostegno di Sala, e, nel 2016, i verdi non si presentano a Milano, alcuni si candidano con la lista sinistra per Milano. 
Nel 2018, la Verde presenza è innegabile, allora,la Grandi e i suoi, detti "sforzitali", spingono per portare l'attenzione su 3 alberi in una proprietà privata. 
Ciò nonostante 
I verdi, vivono, certo, ogni giorno, una gaffe dell'assessore antiverdi, complica. Ma non ci fermiamo. 
Es. Presidio per il parco sud, se il suo dipendente da xxxx le fa video, e poi non viene visto, es 70 visual, è un danno per tutti i verdi. 
O come quando ha convinto il suo amico a fare una pagina fb quimilano per coprire la pagina della trasmissione di teleambiente. 
Ora, non vorrei pensar male, ma, capisco un anno per prendere le misure, ma Monguzzi a parte, dal consiglio comunale il nulla, e nel frattempo hanno aumentato il prezzo del biglietto atm. 
Non sono stati nemmeno capaci di fare un appello di solidarietà dopo le minacce mafiose che ho ricevuto. 
Cucchiara Francesca da Roma, eletta con 170 voti (ad Arluno servono 200 preferenze per entrare in consiglio, per sottolineare la scarsità scientifica della lista milanese (Monguzzi a parte), siede in commissione società partecipate, cioè i soldoni del comune, ma non di questo l'ho informata più volte, ma in merito alle ultime assunzioni di queste società a fine amministrazione moratti. Niente. 
In realtà, una cosa la fanno, provano ad occupare lo spazio politico (come alle politiche 2022, e nessuno degli eletti e candidati è venuto nei collegi elettorali), a relegarci a stampelle del Pd. 
No no, no. È ben peggio. A quinte colonne della destra, come è prova il disastro delle elezioni regionali, incapaci si coordinarsi, e, ancora 19 candidati, Milano centrici (I complimenti da 27300 voti a settembre 2021, a 16mila febbraio 2023, non era facile. Avranno dato il bonus a Guastafierro, Malfettone e ai sabotatori interni. Si, che Malfettone non ha fatto avere i moduli ai rappresentanti di lista dell'ovest milano, non è una svista. È fascismo e abuso di potere. 
Certo il buon Malfettone avrà eseguito. Bene, aggravante. I manifesti coperti a Milano e lasciati vuoti in provincia. 
Le iniziative... Si, quelle cose che solitamente si fanno in campagna elettorale, solo in spazi nascosti e da ztl o radical chic. 

Ecco, i verdi, fan la differenza. 
Quando fanno i verdi. 

Con questa lettera pubblica, sottolineo, che, stringendo il petto, pensando a Gianca, che indicai portavoce cittadino nel 2011, 12 anni fa, e ora, amico caro, ci guida dal cielo. 
P. S. Mi ero speso, e tanto, pure per far prendere posizione sul processo che fecero a Gianca. Senza cuore, oltre che destri. 
Sottolineo, che il circolo milanese non ha i n per il riconoscimento dell'associazione locale. I tanti danni che hanno prodotto contro la federazione dei verdi, impongono di "invitarli" a non partecipare a trattative. 

Grazie dell'attenzione 

Gilberto Rossi 

Portavoce Verdi del Ticino 
Già cfn dal 2013

Qua, potete trovare il testo della mozione per gli scali ferroviari pubblici 

P.s. Ovviamente ci stiamo chiedendo se nei 9 municipi o a Palazzo Marino han presentato una mozione sugli scali. 
Purtroppo no. 



Una iniziativa informativa sugli scali



Fiorello Cortiana a Palazzo Marino intervistato da quimilano





Gilberto Rossi    Verdi della Città Metropolitana di Milano (Cons. com. Ossona Città metropolitana di Milano n.d.r dal 2014 al 2019)

Ossona, consiglio comunale, mozione scali ferroviari


giovedì 25 febbraio 2021

VerdiParole. La lettera a San Cristoforo di Alex Langer "un manifesto ecoloogista"

 L'ho stampata e distribuita più volte, sarà stata una lieta coincidenza che il patrono del paese dove sono stato capogruppo in consiglio comunale per i Verdi ha San Cristoforo come Patrono, ma "ciclicamente" torna l'attualità di questo scritto langeriano, vera pietra miliare dell'ecologismo.

Buona lettura

Di Alexander Langer

Caro San Cristoforo

non so se tu ti ricorderai di me come io di te. Ero un ragazzo che ti vedeva dipinto all'esterno di tante piccole chiesette di montagna. Affreschi spesso sbiaditi, ma ben riconoscibili. Tu - omone grande e grosso, robusto, barbuto e vecchio - trasportavi il bambino sulle tue spalle da una parte all'altra del fiume, e si capiva che quella era per te suprema fatica e suprema gioia. Mi feci raccontare tante volte la storia da mia madre, che non era poi chissà quale esperta di santi né devota, ma sapeva affascinarci con i suoi racconti. Così non ho mai saputo il tuo vero nome né la tua collocazione ufficiale tra i santi della chiesa (temo che tu sia stato vittima di una recente epurazione che ti ha degradato a santo minore o di dubbia esistenza). Ma la tua storia me la ricordo bene, almeno nel nocciolo. Tu eri uno che sentiva dentro di sé tanta forza e tanta voglia di fare, che dopo aver militato - rispettato e onorato per la tua forza e per il successo delle tue armi - sotto le insegne dei più illustri e importanti signori del tuo tempo, ti sentivi sprecato. Avevi deciso di voler servire solo un padrone che davvero valesse la pena seguire, una Grande Causa che davvero valesse più delle altre. 

mercoledì 27 maggio 2020

Ho imparato a vedere dai ciechi

Ero autista e accompagnatore, bibliotecario e segretario.
Ero il milanese a Parma.  
Ero il milanese di Parma. 
Ero senza diploma tra laureati.
Cucinare era scaldare cibi precotti e vasetti del sugo Barilla, 
ho imparato a fare il soffritto e la pasta. 
Ho conosciuto i piatti tipici.
In Emilia, uno di destra è più a sinistra di uno a sinistra in Lombardia.


lunedì 1 ottobre 2018

Milano #Intolleranzazero piazza Duomo 30 settembre 2018


Una bella giornata per Milano e un bel segnale per l'Italia

da https://milano.repubblica.it

Bambini, famiglie, anziani, militanti o, semplicemente, cittadini che hanno sentito il bisogno di indossare una maglietta rossa per dire basta al razzismo, alla xenofobia, al sessismo e a ogni forma di discriminazione. Piazza Duomo, a Milano, è piena per la manifestazione indetta da Sentinelli, Anpi e Aned contro il clima di odio e intolleranza innescato dalle politiche di questo governo. Lo slogan è: #intolleranzazero e #stophate

click per video bella ciao intolleranzazero Milano 30 9 2018


Una piazza rossa contro l'intolleranza a Milano. Oltre 25mila persone hanno risposto all'appello di Anpi, Aned e Sentinelli che hanno indetto un pomeriggio di protesta contro le politiche del governo. 


lunedì 9 aprile 2018

L'arte e lo studio della Politica. Appunti per una memoria condivisa

in Villa Annoni 
Nell'epoca che non c'è, in quanto manca dei Crismi per venir considerata tale, ma certo è un momento di passaggio e di evoluzione, dove, per dirla alla Eco, "l'imbecille da tastiera, spesso ha più notorietà e visibilità dell'intellettuale e dell'accademico", e sempre pensando al Maestro "dove langue la libertà di stampa, prolifera il mercimonio di cosiddette informazioni che sono in realtà solo della manipolazioni" (riferimento alle fakenews antelitteram), mi pare opportuno, nel mio infinitasemente piccolo, ma pur sempre significativo, visto gli incarichi pubblici e istituzionali che mi sono stati conferiti in questi anni (colgo occasione per ringraziare di nuovo tutti per la fiducia assegnatemi),